La paura del foglio bianco

Avevo un blog, ho Instagram, ho ri-aperto il blog, eppure continuo ad avere il terrore di aprirmi e sono più le volte che mi ritrovo davanti al foglio bianco. Mi riprometto sempre che ci lavorerò, su questo lato di me. Credo sia sempre un po’ difficile per chi si fida di tutti e alla fine non si fida di nessuno perchè sa che inevitabilmente verrà deluso.

Durante il mio viaggio nel Sud Est Asiatico avevo questo gruppo di amiche sempre in prima linea nel supportarmi. Anzi, la cerchia si è pure estesa.

A volte hai bisogno di qualcuno che ti giri lo specchio per ricordarti “Ma lo vedi dove sei arrivata?”. Io perlopiù mi sentivo e mi ci sento ancora, come se non fossi arrivata da nessuna parte se non fisicamente. Poi ammetto che se mi fermo a guardare quell’immagine riflessa forse lo scorgo anche io quella che sono diventata nell’ultimo anno, anche grazie al mio viaggio.

Allora mi sforzo davanti a questo foglio bianco virtuale. Mi sforzo a fare il primo passo soltanto, perché poi se inizio a parlare so dove voglio arrivare.

E’ che sapete com’è la mente.

Ti dice lei quello che possiamo o non possiamo fare, mentre la realtà è un’altra e finché non le mostri cosa sei davvero in grado di fare quella mica si smuove dalle sue credenze.

Era la mia mente – ma potrebbe essere quella di molte – che mi diceva che non avrei potuto realizzare i miei sogni, che non sarei potuta partire, che se l’avessi fatto non sarei durata più di due mesi, bastarda. A volte quando ne parlo, mi dico che nemmeno io so cosa ci faccio qui. Più che altro mi chiedo come ci sono arrivata. Penso però a quelle volte che si presenta un problema, che mi guardo indietro e mi dico “Vabbè, questa è facile Katia, guarda quante vite ho vissuto in quest’ultimo periodo”.

E no, davvero non è modestia, anzi. E’ per dire che se ce l’ho fatto io ce la può fare chiunque.

Poi ci ricasco anche io eh. Ad esempio in tutte quelle volte che ho incontrato giovani ragazze che viaggiano da sole, venti, venticinque anni. Mi dico: “Caspita ma se mia mamma mi avesse dato un calcio nel sedere a vent’anni!”. Se mi avesse detto: “Non accontentarti, puoi fare tutto, parti, vai.”.

Ecco quando le incontro, io per un attimo provo invidia, quella bella e sana, quasi orgoglio e speranza che qualcosa sta cambiando nel Mondo. Poi torno alla realtà, perché si, bello crogiolarsi nei se avessi fatto, se mi avessero detto. Ma io oggi so per certo che ogni cosa accade per un motivo, che i se avessi non esistono veramente. Se le cose sono andate in un certo modo è solo ed esclusivamente perché dovevano insegnarmi quella lezione.

Anche se sono state davvero schifose, è ciò che mi ha portato fino a qui.

Ringrazio il passato che ho avuto, mi ha insegnato a cavarmela da me.

Ringrazio quella finta amica che ha riversato su di me la sua cattiveria e negatività, non avrei mai iniziato a ragionare sul fatto che dovevo prima di tutto allontanarmi da persone che si lamenta in continuazione della proprio vita, che trova problemi per ogni soluzione.

Ringrazio quel lavoro schifoso che poi alla fine mi ha permesso di avere i soldi necessari per prendermi questo anno o chissà. Ringrazio tutti quelli che mi hanno detto che non ce l’avrei fatta, anche quelli che non me l’hanno detto ma che lo pensano.

Ringrazio ogni inciampo, ogni errore che ho fatto negli ultimi anni perché mi hanno permesso davvero di arrivare qui, anche fisicamente.

E attenzione, no, non mi sento per nulla arrivata, credo nella crescita continua. Aspetto la prossima anima che mi saprà raccontare o insegnare qualcos’altro.

Volete ridere? Tra le conversazioni più profonde avute in questo viaggio c’è quella con un driver che mi accompagnava in aeroporto, per dire. Dico spesso che la vera essenza di questo viaggio sono le persone e lui è stato un incontro illuminante. Sia per il momento in cui è capitato, sia per l’assurdo della situazione Mi guardava dallo specchietto e si scusava dei miei occhi lucidi. Ma lo stava facendo per me, mi ripeteva in continuazione “Believe in the universe like you do, don’t give up”.

Non mollare.

In pochi me l’hanno detto questi mesi, per quello dico di essere grata di aver imparato a badare a me stessa. Poi certo, ho anche io i miei momenti di down, ma sapete che c’è? Nel profondo io ci credo.

Non so dove andrò, ma c’è qualcosa lassù che mi ci sta portando, non mollo.