Come mollare tutto e partire

Spoiler: non potrà insegnarvelo nessuno

Nemmeno io.

Fino a qualche mese fa non avrei mai immaginato di saper intraprendere un viaggio del genere eppure di mesi ne sono passati quasi otto, non due come all’inizio avevo previsto – mamma scusa se non mi dispiace!

Mi viene chiesto molte volte come ho fatto, cosa mi ha dato il coraggio di partire.

Vedete, ero arrivata al punto in cui ci voleva più coraggio e sforzo emotivo per rimanere. Questo non vuol dire che sono scappata, tutt’altro. Significa che finalmente mi sono decisa ad ascoltare me stessa. Senza i “cosa diranno di me” e i più comuni – e, ammetto, a volte ancora attuali – “che ne sarà di me dopo”.

Giuro adesso non mi metto ad annoiarvi con la mia biografia e con gli avvenimenti che mi hanno segnato la vita, tutti ne abbiamo passati, chi più chi meno. Non sono certo nella posizione di dare insegnamenti, ma ammetto di ringraziare ogni singolo avvenimento della mia vita che mi ha portata sin qui.

Cosa volete sapere? Come si fa a mollare tutto e a partire?

Si smette di dare il peso sbagliato al giudizio degli altri. Un giorno ho scritto a mia madre “Sono convinta che tu sia più felice a sapermi qui felice, che fisicamente sul tuo divano ma triste”. Secondo voi non è un ragionamento che fila? Le manco tantissimo, e lei manca a me, però mi ha dato ragione.

Si smette di pensare di fare la cosa giusta per gli altri. Tipo, hai 33 anni, non vuoi un figlio? Non vuoi un contratto a tempo determinato? E’ ora di mettere radici. E altre mille frasi dette da persone scontente della loro vita che purtroppo non muovono nemmeno un dito e ancora peggio, spesso sei costretto ad avere attorno.

Si smette di credere di non riuscirci. Il riuscire in qualcosa è di una relatività estrema. Ricorda che i limiti e le regole le decidi solo tu credendoci o no.

Sono partita per stare via un paio di mesi. O meglio, questo era quello che dicevo a voce alta. Per non creare aspettative fondamentalmente, per non dover dire “non ce l’ho fatta” se fossi tornata dopo tre. Che poi, cosa sarebbe successo in quel caso? NULLA. Nulla, davvero.

Non solo. Dopo solo un mese avevo già imparato moltissimo su di me.

E sono cambiata, i miei livelli di tolleranza sono cambiati, i miei tempi, i giudizi che davo a me stessa e soprattutto ho imparato a lasciare andare molto più velocemente di quello che pensavo di saper fare.

L’unico modo per mollare tutto e partire è non esserne pronti.

Seriamente, l’ultima cosa da fare è farsi domande ma credere. Credere nei segni, nell’Universo, alla pancia, a Dio, chiamate tutto questo come preferite.

Se metterete in circolo – letteralmente nel mio caso, in giro per l’Asia – l’energia positiva, altrettanta tornerà indietro. In tutto. Il grande problema umano è accettare quel singolo evento, prenderne il buono e lasciare andare il resto.

Spesso non sono i fatti negativi a renderci tristi, ma è solo il tempo che gli dedichiamo con i nostri pensieri nel dopo. Che significa? Una delusione, un tradimento, una perdita, sono tutti eventi con un inizio ed una fine. Siamo noi a struggerci per giorni e giorni, decidendo volontariamente di prolungare la sofferenza. Questo vuol dire essere stronzi? Di ghiaccio? Non chiedetelo a me che sono un’empatica, mi sono messa a piangere mentre toglievo una trentina di zecche ad un cane durante il mio mese al rifugio dove ho prestato volontariato in Malesia – “amore mio, perché ne hai così tante, perché??”.


Mi chiedono anche come faccio a non provare rancore, a non alzare mai la voce. E attenzione, non sto parlando di rabbia, perché anche io – chevicredete – se mi tagliano la strada in macchina un ah stronzo lo butto, ma finisce lì. Non lascio che appunto la rabbia rimanga in circolo troppo a lungo. Non c’è tempo, non voglio avvelenarmi di negatività.

Come si fa a mollare tutto e partire?

Si prenota e ci si imbarca. Credetemi, tutto il resto arriva. Non in un giorno, non in una settimana, ma vi sveglierete un giorno, in Viaggio, realizzando che avete vissuto dieci vite in così poco tempo da non sembrare vero. Avrete imparato a lasciare andare perchè la vita lontano da casa, dalle proprie certezze, è solo nelle nostre mani.

“Mollare e partire” è solo una grande metafora

Infine una cosa voglio dirla. Non è partire che migliorerà voi stessi, non è viaggiare per l’Asia o in una parte specifica del mondo. Non è viaggiare. É l’aprirsi. É l’altruismo, la gentilezza, l’amore. E sono tutte cose che puoi fare sotto casa e forse anche prima, dentro di te. Cambiando ciò che non ti piace o che non ti rende felice. Che sia un lavoro frustrante, una relazione che non ti appartiene, uno schema che si ripresenta e che ti prosciuga.

Cambia, evolvi, vai avanti. Il mondo è dei Pazzi Visionari come me, come Noi, che ci impegnano attivamente per renderlo un luogo dove non fingere che vada tutto bene, ma dove si sta bene davvero.