5 cose che ho imparato in Asia

Pensavo che sto creando questo alone di mistero sull’Asia che nemmeno il delitto sull’Orient Express. Non me ne vogliate, sto anche io riordinando i pensieri e le immagini.

Ci sono momenti – parecchi – in cui in un battito di ciglia, sono catapultata in quei colori, quegli odori, quella lingua così strana e incomprensibile. E poi apro gli occhi, e sono in macchina o a tavola, o mi sono appena svegliata. Un continuo strapparmi di qua e di là, come quando due bimbe si litigano la loro bambola preferita. Un essere sballottata nello spazio e nel tempo tra ricordi, sapori, emozioni, situazioni.

Parlare dell’Asia oggi fa male come una ferita fresca. Io che fisicamente sono a casa ma in continua lotta tra l’essere felice e l’essere congelata nel tempo di chi vuole ripartire o forse vuole restare. Davvero, è complicato.

Ci sono molte cose che ho volutamente lasciato indietro nel mio percorso. Più sei in viaggio e quindi più cammini col peso di due zaini, più inizi a capire ciò che serve davvero. E più ti allontani dalla tua vita di abitudini, più impari a entrare dentro i tuoi pensieri e riconoscere chi conta e per chi conti. Infine, più ti lasci trasportare dall’ignoto, più impari che non c’è nessuno meglio di te che sa dirti cosa fare.

Ci sono un milione di cose che ho imparato in Asia durante il mio viaggio, alcune sono arrivate in momenti meno felici, altre mentre mi stupivo dalla bellezza della vita o della natura, nell’essere nel posto giusto al momento giusto.

Le cose più assurde che ho imparato dell’Asia però, quelle ve le devo raccontare subito.

Sul caffè

Il caffè più buono si beve in Vietnam e ha lo stesso numero di calorie di mezza teglia di tiramisù. In compenso allena la pazienza. Innanzitutto scordatevi “un caffè al banco, grazie”. Il caffè in Vietnam equivale ad un momento della giornata lunga indecifrabili minuti, ore, giorni (?), non è dato saperlo.

Vi porteranno una tazza di vetro con due dita di latte condensato su cui viene adagiata uno speciale filtro simile ad un bicchiere di acciaio col coperchio. Al suo interno il caffè macinato e l’acqua bollente. Man mano che verrà infuso, goccia a goccia, scenderà nella tazza in basso e solo una volta terminata la questione potrete gustarvi un vero caffè vietnamita. Con calma.

Sui mezzi di trasporto

In motorino può salirci qualsiasi cosa, palme intere, mobili perchè no, o cinque persone, ragazzini di 7, 10 anni, ho visto anche cani che lo guidavano. Poi chieditevi perchè Google Maps a Bali stima 15 km in 50 minuti. Ah! E i motorini possono andare ovunque, dai mercati della Thailandia alle risaie di Sapa nel nord del Vietnam.

Ho Chi Minh è la città più folle che io abbia mai visto in quanto a numero di motorini. Prima ancora di partire e dunque di sapere se sarei andata o no, un amico mi disse: “Quando andrai in Vietnam, ricordati che se ci sono semafori per i pedoni, sono finti. Tu quando devi attraversare, vai senza esitare.”. E ragazzi, per quanto incredibile sembrino queste parole, è così, giuro, è proprio così. Ti puoi buttare in mezzo a fiumi di scooter e nessuno ti scompiglierà un capello. Il segreto è non essere timidi.

Sul beauty

Dieci mesi nel Sud Est asiatico sono molti. Per quanto ho smesso di truccarmi alla seconda settimana forse, abbandonando persino la spazzola, arrivi ad un certo punto che devi per forza cedere. Tipo con la protezione solare – quanto è stato bello saltare un inverno? Ne vogliamo parlare?

Ecco, sappiate che in Asia non esistono creme che non siano sbiancanti. Le donne asiatiche sono ossessionate dalla pelle e dal sole. Girano con le maniche lunghe sotto il sole di mezzogiorno, l’ombrello lo usano solo col sole. Mettete insieme queste due cose e boom! Tragedia! Premetto che a mia volta non sono ossessionata dall’abbronzatura, uso la protezione per lo scopo di proteggermi, quindi alta e praticamente sempre. Trovarne normali e non ultra whitening è sempre stata un’impresa. Che poi sbiancano e diventi grigia, io non so, ma davvero, ma perchè.

Sugli insetti

Questo è personale, è una cosa che più che altro ho imparato di me. Ma neanche più di tanto. La domanda che voglio farvi per riflettere insieme sul concetto è: quanto cazzo sono grandi le blatte in Asia?

Mi sono adattata alla doccia fredda, al caffè solubile per colazione assieme a una gelatina fluorescente che chiamano marmellata. Sono passata sopra all’aria condizionata a 16 gradi – e fuori più di 40 -, sono sopravvissuta a compagne di stanza che russano come cinghiali. Va benissimo se non mi dai asciugamani e lenzuola per dormire, nessun problema se non ci sono le finestre in camera. Riesco a dormire anche su un letto di legno senza materasso o direttamente per terra e se mi piove sul materasso durante il monsone è ok. Non ho battuto ciglio quando due si sono intrufolati ubriachi nel mio dormitorio all’una di notte senza zaini e senza scarpe – giuro ancora non mi faccio domande.

Va bene tutto. Ma no, le blatte no.

Una volta mi sono tolta il primo zaino e l’ho posato ai piedi del letto. Da SOTTO le lenzuola ho visto un’OMBRA correre via. Il secondo zaino ovviamente neanche sganciato. CIAO, IO VADO.

Sul cibo random

Il Tempeh non è altro che un panetto di soia gialla fermentata, che detta così fa abbastanza schifo, ma è una goduria unica. Si cucina marinato in salsa di soia, ma lo cucinano anche croccante e glassato. L’ho trovato solo a Bali, nei Warug, i tipici ristoranti locali super economici, e io devo imparare a farlo.

Posso mangiare Pad Thai per una settimana o due di fila, pranzo e cena, senza problemi. Arachidi is the new prezzemolo.

Non ho mai mangiato così tanta zucca come nelle Filippine – e chapati indiano, ma questa è un’altra storia. Se però sei vegetariano, le Filippine potrebbero non essere il posto più adatto per te. Il Lechon è il piatto tipico, il maialino arrosto.

La cucina peggiore l’ho mangiata in Myanmar, l’unico Paese dove sono stata male nonostante evitassi street food a favore dei nei ristoranti.

La migliore cucina se la contendono Vietnam e Thailandia. Il Vietnam ha innumerevoli piatti tipici a seconda della città dove ti trovi, il Cau Lao a Hoi An, i Bun Cha ad Hanoi, ovunque i panini Banh Mi, potrei continuare all’infinito. Mentre la in Thailandia, soprattutto Bangkok o nelle isole, è facile trovare qualunque tipo di cucina e quindi variare se hai riso e noodles che ti escono dalle orecchie.

I più buoni dolci al cocco sono in Malesia e sono verde fluo, li colorano con le foglie di una pianta chiamata Pandan, si chiamano Kuih. Lo fanno a palline o a rotoli, all’interno di solito c’è il Gula Melaka, lo zucchero ricavato dalle palme di cocco. Vabbè, che ve lo dico a fare.


Anyway, please, stop call it pizza, it-is-not-a-pizza!!